BERTONI & PARTNERS – NASpI anticipata: come funziona e novità della Legge di Bilancio
La NASpI anticipata rappresenta uno degli strumenti più rilevanti per i lavoratori disoccupati che intendono trasformare il periodo di inattività in un’occasione di rilancio professionale. Attraverso la liquidazione anticipata dell’indennità di disoccupazione, il legislatore incentiva l’avvio di attività autonome, imprenditoriali o cooperative. Con la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) l’istituto è stato oggetto di una modifica rilevante, che incide non tanto sui requisiti di accesso quanto sulle modalità di erogazione del beneficio. A partire dal 1° gennaio 2026, infatti, l’anticipazione non sarà più corrisposta in un’unica soluzione, ma suddivisa in due tranche, subordinate al mantenimento dei requisiti nel tempo.
Analizziamo in modo ordinato come funziona la NASpI anticipata, cosa cambia e quali aspetti richiedono maggiore attenzione operativa.
Cos’è la NASpI anticipata
La disciplina della NASpI anticipata è contenuta nell’articolo 8 del decreto legislativo n. 22 del 2015. La norma consente al lavoratore che ha diritto all’indennità di disoccupazione NASpI di richiedere all’INPS la corresponsione anticipata, in un’unica soluzione, dell’importo complessivo del trattamento non ancora erogato.
La finalità dell’istituto è incentivare il lavoratore disoccupato ad avviare una nuova attività lavorativa in forma autonoma o imprenditoriale, favorendo l’autoimpiego in alternativa al lavoro subordinato.
L’importo anticipato deve essere destinato esclusivamente all’avvio di una delle attività ammesse dalla normativa.
Attività che consentono l’accesso alla NASpI anticipata
La prassi amministrativa dell’INPS, in particolare la circolare n. 174 del 2017, ha chiarito e ampliato l’ambito applicativo dell’istituto. La NASpI anticipata può essere richiesta, tra l’altro, nei seguenti casi:
- avvio di un’attività di lavoro autonomo, anche in forma professionale
- esercizio di attività di impresa individuale commerciale, artigiana o agricola
- partecipazione a cooperative di lavoro, a condizione che il rapporto mutualistico preveda lo svolgimento di attività lavorativa da parte del socio
- costituzione di società unipersonali
- ingresso in società di persone o di capitali, purché il soggetto svolga un ruolo attivo e il reddito prodotto sia qualificabile come reddito d’impresa
Sono incluse anche le attività professionali esercitate da liberi professionisti iscritti a casse previdenziali autonome.
Restano invece esclusi i casi in cui il beneficiario assuma il solo ruolo di socio di capitale, senza svolgere alcuna attività lavorativa o imprenditoriale.
Termine per la presentazione della domanda
La domanda di anticipazione della NASpI deve essere presentata all’INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, a pena di decadenza.
Il rispetto del termine è essenziale. L’avvio dell’attività senza la presentazione tempestiva della domanda comporta la perdita definitiva del diritto all’anticipazione, anche in presenza di tutti gli altri requisiti.
Obbligo di restituzione dell’anticipazione
La normativa prevede che, in caso di rioccupazione con rapporto di lavoro subordinato durante il periodo teorico di fruizione della NASpI, il beneficiario sia tenuto alla restituzione integrale dell’importo anticipato.
Fa eccezione il caso in cui il rapporto di lavoro subordinato venga instaurato con la cooperativa di cui il lavoratore è socio.
Sul tema della restituzione assume particolare rilievo la sentenza n. 90 del 2024 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità della restituzione integrale automatica nei casi in cui l’attività non possa proseguire per cause sopravvenute non imputabili al lavoratore. Il principio introduce un importante correttivo a tutela di chi agisce in buona fede.
Le novità della NASpI anticipata dal 2026
La Legge di Bilancio 2026 interviene in modo significativo sulle modalità di erogazione dell’anticipazione NASpI, superando il meccanismo dell’unica soluzione.
A partire dal 1° gennaio 2026, l’importo complessivo dell’anticipazione sarà corrisposto in due rate.
La prima rata sarà pari al 70% dell’importo totale spettante e verrà erogata secondo le modalità già previste, a seguito dell’accoglimento della domanda da parte dell’INPS.
La seconda rata, pari al restante 30%, sarà invece subordinata al mantenimento dei requisiti e al rispetto di specifiche condizioni temporali.
Quando viene erogata la seconda rata
La seconda tranche dell’anticipazione non è automatica.
Se la durata teorica della NASpI termina prima dei sei mesi dall’inizio dell’attività, la seconda rata viene erogata al termine di tale periodo.
Qualora invece la durata teorica della prestazione si concluda oltre i sei mesi, la seconda rata deve essere comunque corrisposta entro sei mesi dalla data di presentazione della domanda di anticipazione.
La finalità della norma è rendere più graduale l’erogazione del beneficio e rafforzare i controlli sul mantenimento delle condizioni che legittimano l’accesso all’istituto.
Requisiti da mantenere per ottenere la seconda tranche
L’accesso alla seconda rata del 30% è subordinato al rispetto dei requisiti previsti dalla normativa.
In particolare, il beneficiario:
- non deve aver instaurato un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo NASpI
- non deve essere titolare di pensione diretta, fatta eccezione per l’assegno ordinario di invalidità
In caso di perdita dei requisiti, l’INPS può non procedere all’erogazione della seconda tranche e, nei casi previsti dalla legge, attivare le procedure di recupero delle somme già percepite.
La NASpI anticipata conviene ancora?
Nonostante le nuove modalità di pagamento, la NASpI anticipata resta uno strumento di forte interesse per chi intende avviare un’attività autonoma o imprenditoriale in modo strutturato.
Risulta particolarmente vantaggiosa per chi ha un progetto definito, sostenibile nel medio periodo e coerente con la propria posizione previdenziale e fiscale.
Al contrario, può rivelarsi rischiosa per chi avvia un’attività in modo sperimentale o prevede un possibile rientro nel lavoro subordinato in tempi brevi, considerando l’obbligo di restituzione e il mancato accesso alla seconda rata.
Errori più frequenti da evitare
Nella pratica operativa emergono alcuni errori ricorrenti:
- presentazione tardiva della domanda di anticipazione
- avvio di attività non compatibili con i requisiti normativi
- mancata comunicazione all’INPS di variazioni rilevanti
- sottovalutazione dell’obbligo di restituzione
- assenza di una valutazione fiscale e previdenziale preventiva
Una corretta pianificazione riduce significativamente il rischio di contestazioni e recuperi da parte dell’INPS.
FAQ – Domande frequenti sulla NASpI anticipata
La NASpI anticipata è tassata?
Sì, l’importo percepito costituisce reddito imponibile e deve essere considerato nella pianificazione fiscale complessiva del beneficiario.
È possibile richiedere la NASpI anticipata per una SRL unipersonale?
Sì, a condizione che il soggetto svolga un ruolo attivo nell’impresa e produca reddito d’impresa.
Se l’attività viene chiusa devo restituire tutto?
Non automaticamente. Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 90/2024, occorre valutare se la cessazione sia dovuta a cause non imputabili al lavoratore.
Dal 2026 l’importo anticipato viene comunque corrisposto per intero?
Sì, ma solo se il beneficiario mantiene i requisiti fino all’erogazione della seconda rata.
È possibile lavorare come dipendente dopo aver richiesto la NASpI anticipata?
No, l’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato comporta la perdita del beneficio e l’obbligo di restituzione, salvo il caso della cooperativa di cui si è soci lavoratori.
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